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PLACIDI VITTORIO

La storia di collevecchio

 

Il territorio del comune di Collevecchio (circa 2000 abitanti, dei quali residenti 1450), posto quasi all'estremità occidentale della provincia di Rieti, si estende per 2.700 ettari, confinando, verso il Tevere, con i comuni di S. Oreste (Roma) e Civita Castellana (Viterbo) e, verso l'entroterra sabino, con i comuni di Magliano Sabina, Montebuono, Tarano e Stimigliano. Al suo interno vi sono tre insediamenti ricchi di storia: il capoluogo di Collevecchio e le frazioni di Cicignano e di Poggio Sommavilla.

 

E’ l'insediamento più recente, ma, certamente, il più ricco di documenti e di monumenti. La tradizione vuole che Collevecchio abbia origine nel 1253 a seguito di un breve di papa Innocenzo IV (1243 ÷1254) [Sinibaldo Fieschi] che autorizzava gli abitanti di Colle o Castel Muziano (o Mozzano) - luogo paludoso e malarico del quale non è certa l'ubicazione, anche se alcuni ricercatori recentemente hanno individuato tale area in località Torretta- a trasferirsi verso le più salubri alture. Ma certamente al momento del breve la località allora chiamata Colavetus, era già abitata, visto che già nel 1198 essa pagava alla curia papale la stessa tassa che pagavano altri centri come Torri, Tarano o Cottanello.
Il castello di Collevecchio dal 1283 fu per qualche tempo tributario di Narni, poi, dal 1368, con alcune interruzioni, fu feudo degli Orsini fino alla morte di Valerio Orsini, abate di Fossanova ed ultimo signore di Collevecchio, avvenuta nel 1594. La presenza degli Orsini è sottolineata dal loro stemma, posto sia sul Palazzo Apostolico, prospiciente la piazza principale, sia sulla facciata della chiesa.

 

Passato sotto la competenza della Camera Apostolica in base ad un decreto di papa Gregorio XIII (1572 ÷ 1585) [Ugo Boncompagni] emesso nel 1580, Collevecchio nel 1605 per disposizione di papa Paolo V (1605 ÷ 1621) [Camillo Borghese] divenne sede del governo generale della Sabina. Anche questo cambiamento d'identità non fu così repentino come si potrebbe pensare. Infatti, già dai primi anni del secolo XVI, grazie ai buoni uffici di suoi illustri cittadini, fra i quali Blosio Palladio(1470 ÷ 1550), insigne umanista, letterato e architetto, oltre che alto prelato, che dal 1500 al 1550 fu segretario di cinque papi (Giulio II [Giuliano della Rovere 1503 ÷ 1513], Leone X [Giovanni dei Medici 1513 ÷ 1521], Clemente VII [Giulio dei Medici 1523 ÷ 1534], Paolo III [Pietro Alessandro Farnese 1534 ÷ 1550] e Giulio III [Giovanni Maria Ciocchi del Monte 1550 ÷ 1555]), e uno stretto rapporto con la Firenze dei Medici - il duca Alessandro (1510 ÷ 1537) era stato generato da una cittadina collevecchiana -, il paese aveva iniziato quel processo di arricchimento culturale e urbanistico che lo doveva far divenire nel secolo successivo il centro di potere della regione sabina.

 

Il governo pontificio resterà a Collevecchio per circa due secoli, durante i quali la carica di governatore fu rivestita per lo più da illustri prelati, fra i quali il cardinale Giovan Francesco Albani (Urbino 1649 ÷ Roma 1721) che sarebbe poi divenuto papa Clemente XI (1700 ÷ 1721). Durante questo periodo gli stretti rapporti che intercorrevano fra Collevecchio e la Santa Sede promossero l'ascesa di cittadini collevecchiani verso alte cariche pontificie, come pure l'arrivo e l'insediamento nel paese di personaggi di alto rilievo, specialmente nella gestione della Camera apostolica. Così Collevecchio si andò progressivamente ad arricchire di sempre nuovi palazzi e all'antica configurazione medievale si sostituì quella rinascimentale e seicentesca che ancor oggi caratterizza il suo particolare centro storico. Fra le famiglie di questo periodo ricordiamo fra le tante I conti Coperchi, i conti Menichini, i marchesi De Rubeis, i marchesi Floridi, i conti Cerbelli e i marchesi Colangeli. Il governatorato cessò con l'avvento di Napoleone in Italia, e la sua sede non ritornò più a Collevecchio. Infatti, dopo la Restaurazione post-napoleonica, un motu proprio di Pio VII (1800 ÷ 1823) [Gregorio Luigi Barnaba Chiaromonti] del 1816 trasferì l'ufficio di governatore generale a Poggio Mirteto. La ragione del trasferimento, ufficialmente attribuita alle cattive condizioni del Palazzo Apostolico, sarebbe in realtà da assegnare alla vivace esuberanza manifestata dalla popolazione collevecchiana durante il regime napoleonico. Esuberanza festaiola che Collevecchio non abbandonò e che ancora oggi appare come una delle sue più peculiari caratteristiche. Fra queste, va anche sottolineata la sua radicata abitudine all'autonomia nei confronti del territorio circostante, derivata dal fatto che per oltre due secoli il paese aveva dialogato direttamente con Roma.

 

Tale circostanza condizionò fortemente anche in seguito i comportamenti dei suoi cittadini, che hanno sempre continuato, per tutte le loro necessità a far diretto riferimento a Roma. In questo in ogni epoca favoriti dalla vicinanza delle vie di comunicazione, che nel tempo sono state: il Tevere, la rete viaria (Flaminia, Salaria, Tiberina), la ferrovia e, da ultimo, la rete autostradale. Nel 1860, a seguito del plebiscito della regione umbro-sabina, Collevecchio divenne parte del Regno d'Italia ed inserito nella regione Umbria, provincia di Perugia. Dal 1923 Collevecchio con tutta la Sabina entrò a far parte della regione Lazio, e, dopo un breve periodo di permanenza nella provincia di Roma, nel 1927 fu infine inserita nella nuova provincia di Rieti. Negli anni '50, grazie all'opera di promozione svolta dal parroco di allora don Aldo Troscia, Collevecchio movimentò la propria economia con la costruzione in forma cooperativa di una fornace laterizi, che è stata attiva per circa 25 anni.

 

Successivamente il paese ha visto via via degradare la sua immagine di piccolo grande centro culturale, ma da qualche tempo sta dando significativi segni di risveglio. E', infatti, iniziata l'esecuzione di un complessivo piano di recupero dell'identità storico-culturale del paese, che è stato avviato con lo spostamento della sede municipale nell'antico palazzo Rosati con la pubblicazione annuale del calendario storico ad iniziare da "Collevecchio 2000", con la promozione del mensile di informazioni ed approfondimenti "La Buchetta" e che nell'immediato futuro si ripromette di promuovere il completo risanamento dei tre centri storici del comune e di trovare una giusta utilizzazione all'enorme area della vecchia fornace, ormai abbandonata.

MACELLERIA